Google Ads · Novità del 14 ottobre 2026
Quanto del budget pubblicitario arriva alle persone che possono diventare clienti? Per un’azienda questa domanda conta più del numero di clic. Per chi gestisce le campagne richiede invece di collegare distribuzione della spesa, qualità delle conversioni e obiettivi economici.
Il 14 ottobre 2026 Google ha annunciato nuovi controlli di priorità dei canali e allocazione del budget, in distribuzione globale graduale. La guida indica l’avvio dal 15 ottobre: la presenza delle impostazioni nel singolo account va verificata.
Le due leve: priorità e allocazione
Con la priorità si classificano reti o gruppi di canali come High oppure Low. Google finanzia prima quelli ad alta priorità, rispettando gli eventuali obiettivi di CPA o ROAS, quindi destina risorse residue agli altri.
L’allocazione permette di indicare, per i canali a bassa priorità, una percentuale del budget giornaliero medio. Google cerca di rispettarla su base best effort: non è un tetto garantito. È quindi opportuno accompagnare l’impostazione con controlli sulla spesa effettiva.
Cosa cambia per ciascun tipo di campagna
La documentazione operativa Google Ads distingue queste possibilità:
| Campagna | Gruppi disponibili | Allocazione percentuale |
|---|---|---|
| Search | Ricerca Google, partner di ricerca, Rete Display | Sì, sui gruppi a bassa priorità |
| Shopping | Ricerca Google, partner di ricerca | Sì, sui gruppi a bassa priorità |
| Performance Max | Canali Google, partner di ricerca, Rete Display | Sì, sui gruppi a bassa priorità |
| Demand Gen | Canali Google, Rete Display | Non supportata |
In Performance Max le proprietà Google sono aggregate: questa funzione non assegna budget separati a Search e YouTube. Con CPA o ROAS target e budget non limitato, la sola priorità generalmente non modifica la distribuzione; l’allocazione resta applicabile.
Un esempio per leggere correttamente la percentuale
Esempio ipotetico, non un risultato di cliente: una campagna ha un budget giornaliero medio di 100 euro e un’allocazione del 10% per i partner di ricerca a bassa priorità. Il riferimento è 10 euro, perché la percentuale si applica al budget medio, non alla spesa effettiva del giorno.
Se quel giorno la campagna spende 60 euro, calcolare il 10% su 60 porterebbe a un’aspettativa sbagliata. E poiché il limite è best effort, il controllo va fatto sui consuntivi. Prima del test conviene stabilire chi verificherà gli scostamenti e con quale frequenza.
Il controllo tecnico prima di cambiare le impostazioni
La guida colloca la funzione nelle impostazioni dell’account e della campagna. Le personalizzazioni della campagna sostituiscono i valori predefiniti; nei budget condivisi incidono sull’intero insieme interessato.
Prima di intervenire, suggerisco di registrare configurazione, data, obiettivo del test e criteri di valutazione. In questo modo sarà possibile ricostruire perché la spesa è cambiata, senza affidarsi alla memoria delle modifiche.
Una scheda di test può contenere:
- Ipotesi: quale problema si vuole correggere e quali dati lo mostrano.
- Misura principale: costo per contatto qualificato o margine delle vendite, secondo il modello aziendale.
- Controlli: andamento del volume, qualità dei lead e differenze tra dispositivi o aree servite.
- Criterio di arresto: quale peggioramento rende opportuno rivedere il test.
Febbraio 2027: verificare le campagne Search con Display attivo
Google annuncia da febbraio 2027 il passaggio delle campagne Search con Display Expansion ai nuovi controlli. Per mantenere la configurazione attuale indica Display a bassa priorità con allocazione del 50%, sempre best effort. Non è una percentuale consigliata per ogni azienda.
È un’occasione per chiedere un inventario delle campagne interessate e concordare una verifica preventiva. Una configurazione ereditata negli anni merita una valutazione economica: quale domanda intercetta, quali conversioni produce e quanto contribuisce agli obiettivi?
La decisione aziendale parte dalla qualità delle conversioni
Prima di ridurre o ampliare una rete, è utile confrontarsi con chi segue vendite e assistenza commerciale. Un modulo compilato può essere fuori zona, duplicato o privo di un’esigenza reale. Nell’e-commerce, invece, il fatturato attribuito andrebbe letto insieme a margine, resi e sostenibilità dell’acquisizione.
Il confronto tra reti deve quindi usare una definizione condivisa di risultato. Se il tracciamento tratta ogni richiesta come equivalente, cambiare l’allocazione rischia di ottimizzare un indicatore distante dal valore per l’impresa.
Il primo passo pratico è chiedere un report che colleghi la spesa agli esiti commerciali, scegliere un’ipotesi da verificare e documentare il test. Le nuove leve diventano utili quando aiutano a prendere una decisione misurabile sul prossimo euro investito.
